L’oratorio Salesiano, in collaborazione con l’associazione “Il Rosso e il Nero” e il CGS21, propone Domenica 15 aprile, una giornata in ricordo di Iqbal Masih; bambino martire della lotta allo sfruttamento del lavoro minorile.
L’Associazione ha voluto partecipare a tale iniziativa, per proporre un momento di riflessione sulle problematiche, che investono bambini e ragazzi meno fortunati di noi.
L’iniziativa nasce, dalla volontà di far capire, il disagio che vivono i loro coetanei, costretti già all’età di quattro anni, a intere giornate di lavoro, sfruttati e malnutriti.
Proponiamo un’intera giornata di giochi, poiché sia proprio il gioco il mezzo per comunicare ai ragazzi il nostro messaggio.
Abbiamo inoltre voluto inserire la storia di Iqbal Masih, ritenendo importante la sua testimonianza!
Iqbal Masih, o Iqbal Mashi, in
Urdu اقبال مسیح (
Muridke,
Pakistan,
1983 -
Lahore,
16 aprile 1995), fu un
operaio tessile e
sindacalista pakistano, simbolo della lotta contro il
lavoro infantile.
Iqbal nacque nel 1983 e già a quattro anni cominciò a lavorare in condizioni di
schiavitù, dopo che il padre l’aveva venduto per ottenere un prestito di 12 dollari (la famiglia doveva pagare un debito contratto per il matrimonio del fratello).
Iqbal fu costretto a lavorare incatenato a un telaio per circa sedici ore al giorno, al salario di 1
rupia al giorno, l'equivalente di 3 centesimi di
euro attuali. Cercò parecchie volte di sfuggire al direttore della fabbrica, che lo puniva gettandolo in una sorta di pozzo nero quasi senza aria, che Iqbal chiamava "la tomba".
Nel
1992 partecipò di nascosto a una manifestazione del Fronte di Liberazione dal Lavoro Schiavizzato (
BLLF) e improvvisò un discorso che denunciava la condizione di lavoro dei bambini della fabbrica di tappeti in cui lavorava. Gli avvocati del sindacato contribuirono a liberarlo dal lavoro minorile e il segretario del BLLF,
Eshan Ullah Khan (che un giorno aveva trovato il bambino rinchiuso nella cavità sotterranea e per questo aveva fatto arrestare il direttore della fabbrica), lo indirizzò allo studio e all'attività in difesa dei diritti dei bambini.
Dal
1993 Masih cominciò così una serie di conferenze internazionali sensibilizando l’opinione pubblica mondiale sui diritti negati ai bambini nel suo paese e contribuendo al dibattito sulla schivitù mondiale e sui diritti internazionali dell’infanzia. Nel dicembre del
1994 ottenne un premio di 15.000 dollari sponsorizzato dall’azienda calzaturiera
Reebok, con i quali Iqbal avrebbe voluto finanziare una scuola nel suo paese.
In una conferenza a Stoccolma affermò che "Nessun bambino dovrebbe impugnare mai uno strumento di lavoro. Gli unici strumenti di lavoro che un bambino dovrebbe tenere in mano sono penne e matite".
Ricevette una borsa di studio dalla
Brandeis University di
Waltham,
Massachussets, ma la rifiutò, nella speranza di aiutare ancora i bambini del Pakistan e rendere utile la propria esperienza, sfidando le continue minacce dei fabbricanti di tappeti, che vedevano in Iqbal una minaccia.
Nel gennaio 1995, partecipò ad una Convention contro la schiavitù dei bambini a Lahore. Grazie a lui, circa tremila piccoli schiavi poterono uscire dal loro inferno: sotto una pressione internazionale, il governo pakistano chiuse decine di fabbriche di tappeti.
A causa del duro lavoro e dell'insufficienza di cibo, Iqbal non era cresciuto correttamente: all'età di 10 anni aveva già il volto di un vecchio e le mani devastate per il lavoro ininterrotto cominciato dall'infanzia; a dodici anni pesava e misurava come un bambino di sei.
Il
16 aprile del
1995, domenica della festa cristiana della
Pasqua, Iqbal Masih venne assassinato mentre giocava in bicicletta davanti a casa sua, nella zona di
Chapa Kana Mill vicino a Lahore. Il processo che vide imputati gli assassini materiali non avrebbe mai chiarito del tutto i dettagli della vicenda, sebbene appare certo che il suo omicidio sia stato opera di sicari della locale "mafia dei tappeti". La polizia pakistana, molto probabilmente collusa con tale mafia, aveva scritto nella sua relazione: «l'assassinio deriva da una discussione tra un contadino ed Iqbal».